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Dalla Social Corporate Responsability alla Social Collectivity Responsability

È innegabile che sia in atto un profondo cambiamento culturale che interessa le organizzazioni sia imprese che organizzazioni “volontaristiche”: i vecchi modelli economici stanno lentamente volgendo verso l’estinzione e i nuovi modelli non sono ancora stati pensati, definiti, sperimentati.

Il Terzo settore è in netta crescita: 4,7 milioni di volontari, 301.191 organizzazioni il 28% in più rispetto al 2001, con una crescita del personale impiegato del 40%

Il totale delle entrate di bilancio delle istituzioni non profit è pari a 64.000 milioni di euro, mentre le uscite totali (spese del personale, acquisto di beni e servizi, sussidi contributi ed erogazione a terzi, etc.) ammontano a 57.000 milioni di euro.

D’altro canto si assiste ad una sempre maggior concentrazione del fatturato in poche grandi aziende: le 10 maggiori aziende industriali e di servizi hanno un fatturato di oltre 322.000 milioni di Euro, pari al 20% del PIL e impiegano circa 15 milioni di dipendenti (dati ufficio studi Mediobanca relativi al 2015)

Risulta evidente che trovare un nuovo equilibrio e ricercare le sinergie tra i mondi sopradescritti diventa una priorità nell’ambito della creazione di nuovi equilibri sostenibili

Riconoscere e analizzare questo cambiamento collettivo significa partecipare alla sua realizzazione lungo un percorso evolutivo che valorizzi le qualità umane, che integri istanze sociali e ambientali con le esigenze produttive e dove le imprese acquisiscano una maggior consapevolezza del ruolo sociale dell’impresa.

Ogni cambiamento nasce da un sogno: i cambiamenti nascono da un’intuizione, dal vedere oltre, dal voler imparare dal futuro che emerge

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